Traduttore, traditore? E l’interprete?

I diplomatici e i rappresentanti delle istituzioni tendono a evitare gli eccessi del linguaggio, pertanto in tale contesto l’interprete tende a usare a sua volta un linguaggio politicamente corretto. Ciò non esclude l’impiego di parole che indicano disapprovazione. Il modo in cui tali espressioni devono essere trasmesse nell’altra lingua dipende da ogni singola occasione e dal tono di voce dell’oratore. In effetti, l’interprete stesso può fare ricorso all’intonazione per trasmettere un determinato messaggio.

Il tono del discorso nell’interpretazione di conferenza

Vi sono interpreti che ritengono che moderare i toni sia la strategia più efficace, poiché i personaggi politici potrebbero avere la tendenza a incolpare l’interprete quando un messaggio risulta troppo forte. Altri interpreti considerano che se una persona usa toni veementi, ha il diritto a far sì che le sue emozioni siano trasmette fedelmente, poiché sfogare la collera tramite il discorso può prevenire il ricorso a un’azione violenta in un secondo momento.

Vari esempi ed esercizi, che aiutano a capire come l’interprete deve agire caso per caso, si trovano nel Capitolo 9 del libro Interpretation Techniques and Exercises di James Nolan.

L’interprete deve essere in grado di adattare il proprio stile a quello impiegato dall’oratore

Per fare questo, l’interprete deve conoscere l’argomento, l’occasione e il pubblico della conferenza, così da adeguare il proprio discorso in base a questi tre fattori. Pertanto, un interprete non deve appiattire il tono o reprimere le forme del linguaggio originale. L’oratore potrebbe anche decidere di sorprendere il pubblico impiegando un tono e uno stile inaspettati. In tal caso, l’interprete deve attenersi all’intenzione dell’oratore per produrre lo stesso effetto sul pubblico della lingua di arrivo. Infatti, il tono dell’oratore è importante quanto il contesto e non deve esserne tagliato fuori.

I discorsi ufficiali pongono spesso un dilemma a un interprete che lavora dall’inglese verso una lingua derivata dal latino, per esempio un interprete da inglese a italiano che lavora a Roma per il mondo diplomatico e le rappresentanze internazionali. Ciò è dovuto alla differenza tra lo stile della lingua inglese, che tende ad essere semplice e diretto anche in occasioni solenni, e lo stile della lingua italiana, o più in generale delle lingue romanze, che è generalmente molto più complesso e formale. E viceversa. Per esempio, un interprete da italiano a inglese a Roma per le istituzioni internazionali che deve interpretare un discorso corre il rischio di rimanere troppo attaccato alla lingua d’origine e di sembrare ridicolo o eccessivamente barocco anziché solenne. Pertanto, un interprete formato in ambito istituzionale a Roma dovrebbe conoscere i protocolli del mondo diplomatico ed essere pronto a impiegare lo stile e il linguaggio adeguato in ogni occasione in cui deve interpretare o tradurre in inglese e viceversa.

Da professionista qualificata come interprete da inglese a italiano in ambito diplomatico a Roma, ho trovato il Capitolo 10 del libro Interpretation Techniques and Exercises di James Nolan molto interessante durante la mia formazione.

Riferimenti: James Nolan, Interpretation Techniques and Exercises.

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