Il décalage: la corsa contro il tempo dell’interprete in simultanea

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Si ascolta meglio quando si può vedere nitidamente la persona che sta parlando. È quanto emerge da una videoconferenza tenuta dal Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento, nell’ambito di un ciclo di seminari intitolato “Che ti passa per la testa? Le neuroscienze a casa tua”, svolto durante il periodo di quarantena nella primavera del 2020.

Non solo si parlava del fatto che “Non esiste una soluzione unica per interpretare il segnale che arriva alle orecchie: servono ipotesi a priori”, suggerendo che le informazioni visive che riceviamo aiutino a formulare queste ipotesi aprioristiche, ma inoltre, durante la sessione di domande e risposte seguite alla conferenza, il professor Francesco Pavani ha precisato che vedendo meglio si riesce a prestare più attenzione e si ascolta anche meglio. L’esempio che gli era stato posto era quello di un’ascoltatrice che aveva affermato di avere l’impressione di riuscire a capire meglio quando, parlando al telefono, indossava gli occhiali. Il Prof. Pavani ha confermato che non si trattava solo di un’impressione, ma di un effettivo miglioramento della capacità di percezione auditiva dovuto al supporto dato da una migliore visione.

Questo potrebbe avere non poche implicazioni per l’interprete di simultanea. In primis, in questo periodo, l’emergenza sanitaria ha dato impulso al settore dell’interpretazione in videoconferenza e quanto detto dovrebbe farci riflettere sull’importanza per l’interprete di software e connessione stabili che garantiscano una visione nitida degli oratori che parlano, non solamente una buona riproduzione dell’audio. In secundis, anche durante le conferenze in presenza, capiamo quanto sia importante che l’interprete in cabina possa vedere correttamente gli oratori che parlano e le slide che proiettano. Un’altra interessante considerazione può essere fatta sul décalage. Vediamo innanzitutto che cos’è.

Il décalage è il tempo di latenza tra il parlato di un’oratore e la traduzione dell’interprete in cuffia durante una conferenza. Il servizio di interpretazione, come dice il nome stesso, avviene in simultanea, tuttavia esiste una minima frazione di tempo tra il momento in cui l’interprete ascolta il messaggio e il momento in cui lo rielabora ed espone in un’altra lingua.

Ebbene, se è vero che potendo vedere e ascoltare contemporaneamente quello che succede al tavolo degli oratori si capisce di più, allora è importante ridurre al minimo il décalage per permettere al pubblico che ascolta in cuffia di poter ascoltare il discorso e cogliere simultaneamente, quanto più possibile, le espressioni e i gesti di chi sta parlando.

Mentre per alcune combinazioni linguistiche, come inglese-italiano, spagnolo-italiano, portoghese-italiano, francese-italiano e viceversa la struttura sintattica della frase consente all’interprete di mantenere in simultanea un décalage molto ridotto, i tempi di latenza inevitabilmente si allungano per quelle combinazioni in cui è necessario attendere il completamento di una proposizione per poter poi tradurre invertendo l’ordine delle parole nella frase. Questo avviene per esempio quando si traduce da lingue come l’arabo o il tedesco verso l’italiano o le altre lingue romanze. Gli spunti ricevuti sono interessanti. La sfida per l’interprete è quella di trovare strategie attuabili per poterli applicare al meglio nel lavoro quotidiano in cabina.

Articolo di Silvia Cicciomessere, Interprete e Traduttrice Socio Aggregato AITI Lazio, Roma.